Oliva Taggiasca: la salamoia casalinga

di Alessandro Giacobbe

Dai documenti notarili agli agronomi Grimaldi, Gallesio, Picconi, Capponi, allo storico Marsucco e all’ufficialità del prefetto Chabrol: si parla di Tagliasca, di Taggiasca e dei sinonimi Ulivo Gentile e giuggiolina. La variabilità del nome è legata alla necessità di pubblicare una riconoscibilità consolidata, andando oltre l’esperienza tassonomica del francese Joseph Pitton de Tournefort. Nell’osservazione delle varie pubblicazioni, si può notare che Chabrol, francese, utilizzi il termine Tagiasca e il suo sottoprefetto Monticelli, italiano, quello di Taggiasca. Gallesio pone la specie di olivo nella grande famiglia del Gentile e utilizza Tagliasca in modo importante. In seguito si afferma il termine di Taggiasca e in generale si utilizza il sinonimo di giuggiolina (piccola giuggiola): non si dimentichi che si parla a chi la frutta la vedeva sugli alberi e non al supermercato. E mangiava anche le giuggiole, oggi abbastanza scomparse dalle nostre tavole. Di fatto si nota come il termine Tagliasca sia più utilizzato in testi di respiro o pretesa nazionale. E la circostanza linguistica è ovvia. L’autorevole opinione orale del professor Fiorenzo Toso dell’Università di Sassari è chiara: Tagliasca è italiano, per il pubblico vasto di una Italia ancora divisa. Taggiasca è dialetto. È come per “aglio” e “aggiu”. E il termine con il suffisso -asco indica “appartenenza”. Dunque si parla di un’oliva “di Taggia”. Dove Taggia è un termine geografico arcaico dialettale, “Taglia” in italiano. Non si può equivocare.

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