Anche quest’anno poche stelle (Michelin) brillano in Liguria

Anche quest’anno la Guida Michelin non premia la Liguria. Non boccia nessuno, mantiene tutte le 6 (ribadisco 6, pochine, molto pochine) stelle ai ristoranti liguri (nemmeno un 2 stelle), ma non fa entrare nessuno nel Gotha della ristorazione. Eppure in totale i locali stellati in Italia, secondo la Rossa 2020, sono saliti a 374. Eppure la ristorazione, in tutta la regione, è in un momento di grande fermento, con l’arrivo di giovani e giovanissimi chef capaci di valorizzare i prodotti locali, sempre più richiesti. Se, insomma, da diversi anni, come numero di stelle la Liguria non brilla, il futuro potrebbe però non essere così infausto. Probabilmente uno dei limiti è quello di voler voler puntare su piatti che stupiscono gli occhi più che gli altri sensi, ma anche il fatto di non saper valorizzare più di tanto le eccellenze liguri, pesto a parte. In altre regioni, Emilia Romagna, Piemonte, Campania, solo per fare qualche esempio, la ristorazione è vista come un modo per fare turismo. Non a caso l’importante di essere nella guida ai ristoranti più antica e diffusa al mondo, non riguarda solo il ristoratore, ma l’intero indotto. Il turismo enogastronomico è in forte crescita nel mondo, l’Italia è attrattiva, ma paradossalmente la Liguria, nel mercato globale, è ancora vista in prevalenza come meta per il turismo balneare. Valorizzare e promuovere le eccellenze agroalimentari, vini compresi, all’interno della Liguria, sarebbe un modo per sviluppare un turismo con buona capacità di spesa. In Emilia Romagna, per fare un esempio, hanno creato il brand “Via Emilia”, unendo in un marchio territori diversi, da Piacenza a Rimini, sotto il sottotitolo “Experience the Italian Lifestyle”, unendo eccellenze agroalimentari, ristoranti, monumenti e arte. E non è un caso che tra i nuovi stellati almeno 4 siano emiliano romagnoli. 

E adesso andiamo avanti con le classifiche della Michelin, presentata nello splendido Teatro Municipale di Piacenza un’ora fa.

Due i ristoranti stellati in provincia di Savona: l’ormai storico Claudio a Bergeggi (in cucina il timone sta passando, con lo stesso successo, dal patron Claudio Pasquarelli alla giovanissima e talentuosa figlia Lara, che sta cambiando senza stravolgere la cucina del padre) e Il Vescovado a Noli con Giuseppe “Giuse” Ricchebuono saldamente al timone (in questi giorni è negli Stati Uniti per una serie di incontri per promuovere i prodotti e la cucina ligure). In effetti a queste due stelle savonesi potrebbero essere aggiunte quelle di Flavio Costa, da quattro anni trasferito nelle Langhe, e Massimo Viglietti che, dopo aver lasciato il ristorante di famiglia, il Palma di Alassio, sta mietendo successi all’Enoteca Achilli al Parlamento a Roma, chiamato anche a palazzo Chigi per preparare la cena offerta dal premier Conte al presidente francese Macron qualche settimana fa. A Genova brilla solo la stella di The Cook con al timone Ivano Ricchebono (che da questa estate firma anche il menù del Diana Grand Hotel ad Alassio). A Imperia continuano a brillare le stelle di Andrea Sarri a Porto Maurizio e quella di, Paolo e Barbara a Sanremo. Un ristorante stellato per la provincia di La Spezia, la Locanda dell’Angelo di Ameglia, locale ideato e fondato dal mitico Angelo Paracucchi, uno dei primi cuochi televisivi grazie a Luigi Veronelli, ed oggi guidato da Mauro Ricciardi, talentuoso chef capace di raccogliere la difficile eredità di Paracucchi.

 

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