Arenzano al Borgo dei Borghi: raccontiamo la storia della Mezza Carolina

Fino al 22 marzo è possibile votare il Borgo dei Borghi. La seguitissima trasmissione Kilimangiaro da anni promuove questa gara all’interno del circuito dei Borghi Più Belli d’Italia. Quest’anno per la Liguria è in gara Arenzano e invitiamo tutti a votarla su www.rai.it/borgodeiborghi/I-borghi-in-gara-2026 Vi diamo un motivo in più per votare ricordando la storia della Mezza Carolina by Hira Grossi.

In Liguria non succede mai niente; è una regione anziana, con poca disponibilità verso “l’altro”, chiusa tra il suo mare, i suoi monti e i suoi umori. In una regione così, non ci si aspettano miracoli. Eppure, spesso e volentieri, succedono. Terra di (pochi) santi ma tanti papi, di naviganti (per obbligo o diletto), di eroi (forse) e di ingegno: tanto, disseminato un po’ dappertutto, tra il caruggio dell’arrangiarsi e quello del saper fare. In ogni caso, di arte sempre si tratta. Così, nella terra dell’emozione arida, sono sbocciati diversi piccoli-medi-grandi miracoli. In Liguria si inventa e poi lo si racconta poco, così nessuno ruba. Ecco la parabola della Mezza Carolina, direttamente da downtown Arenzano, fine anni ‘60.

Ere fa

A inerpicarsi tra i miti e leggende del territorio, si perde il senno: dalla primogenitura del jeans, agli esordi sulla scena mondiale del cioccolato lavorato nel Centro Storico di Genova già dagli inizi del XVIII secolo, a opere in cui l’ingegno diventa ingegneria del vivere, all’arte autodidatta della lavorazione della materia prima, il Porto ha avuto da sempre un ruolo fondamentale nelle vicissitudini dei prodotti “nuovi nati”. Ed è proprio dalla ragione del Porto che la Mezza Carolina vede la luce nel lontano 1967. Socchiudiamo gli occhi e immaginiamo una Liguria splendidamente in auge, dove si parla di Industria, di navi e di acciaio, dove tutto il mondo guarda questa lingua di terra come un punto strategico e bellissimo in cui approdare. Così, la vita torna a girare, a fare trasferte lunghe per collaborare e ritrovarsi in un dopo guerra di ricostruzione sociale ed economico: i cantieri navali, fiore all’occhiello di tutto quel mondo Industria di cui sopra, con i suoi specialisti d’Oltre Oceano che, per sorte o fortuna, qui si fermano per parecchio tempo. La Riviera, vicina e incontaminata diviene rifugio sicuro per le famiglie dei trasfertisti, con i loro usi e consumi che li fanno sembrare extraterrestri approdati su una Luna nuova. E che Luna. La vita lenta di Arenzano incontra, così, la Dolce Vita degli USA e, da lì in poi, il resto è storia.

In giro per il mondo.

La leggenda per cui “il più scemo da noi suona il violino” (cit) è ben rappresentata dall’equazione Genova + Transatlantici = new era della mixology. Infatti, la storia canta e non solo a Sanremo: come insegna l’immenso archivio fotografico Leoni, già in mostra nel 2021 al Palazzo della Borsa di Genova, i grandi transatlantici, le famose città galleggianti che univano i due mondi, ben dal nostro Porto partivano. A bordo, tra chi si imbarcava per diletto e chi per fame, nacquero vere e proprie professioni con le rispettive invenzioni a seguito. Per chi è da sempre abituato a maneggiare ingredienti nuovi, a inventarsi impieghi e conservazioni, potersi imbarcare diventava bagaglio d’esperienza necessario e poi indispensabile per tornare profeta in patria. Per fare porto e mestiere, c’è sempre stato tempo. Anni d’oro, poi, per la mixology intesa come professione e il bartender come attitudine tra il talento e la vocazione. In un’epoca dove oro diventavano gli amari o bitter (per i local: leggasi Corochinato e Camatti, nda), dove ancora tutto era da inventare e si poteva giocare liberamente con gli abbinamenti e dove, per la prima volta, un cocktail con l’ingrediente amaro veniva premiato al Concorso Nazionale Aibes (1966, Luigi De Martinis con il suo “Baby darling”), ecco spuntare l’estro made in Liguria per sorprendere e affezionare, se possibile ancor di più, gli ingegneri gringo di Arenzano.

Il padre, il cocktail, il nome.

L’offerta segue sempre la domanda, da che mondo e mondo e se l’offerta è furba crea una domanda ulteriore. O nuova. Ecco entrare in gioco il Signor Ilio Ricchetti, titolare di un bar ad Arenzano, il reso famoso (da lui) Nardin che, insieme alla moglie, conduce a gestione familiare. È il 1967 e i gringo americani sono già una realtà, con prole al seguito. Abituati alla bevuta del loro Screwdriver, cocktail tanto famoso quanto semplice in cui la Vodka incontra il succo d’arancia fresco, il Signor Ilio vede nella domanda un’opportunità. Resta sul long drink ma lo evolve, lo rinfresca e lo ricrea: alla Vodka aggiunge la Schweppes all’arancia ed un goccio di Bitter Campari. Lo rende frizzante con una punta di amaro, con grande pace ed esultanza del fu Davide Campari. Trasforma un classico long drink in una miscelazione che pulisce il palato e rende il gusto personale; mette la sua firma, insomma e crea un cocktail nuovo. Sul perché Carolina ne avevo sentite di ogni, alcune più bizzarre di altre: addirittura una leggenda inventava fosse dedicato alla canzone “Oh Carol” sempre di derivazione americana in trasferta. Invece, secondo il Rasoio di Occam della mixology, la soluzione più semplice è spesso quella giusta ed è nascosta in famiglia: una delle ragazzine figlie degli ingegneri americani si chiamava Caroline. L’abitudine dello yankee medio di chiedere la mezza-porzione fece il resto. Il Caroline diventava così il Baby Caroline evolutosi nell’italianizzato Mezza Carolina, “figlia” di Ilio Ricchetti, made in Arenzano city.

Mezza Carolina vagabonda

Le storie volano e arrivano dappertutto, anche quando non vuoi. La storia appassionante che ruota attorno alla Mezza Carolina è un racconto un po’ particolare, deriva prima e ultima del gene ligure per cui tutto può essere inventato e così rubato, meglio tenercelo tra noi e non dirlo a nessuno. In realtà, della Mezza Carolina hanno parlato e parlano in tanti, addirittura la si festeggia ogni anno per un giorno intero, come nuova patrona dell’arte di saper fare e bere. Il “Mezza Carolina Day”, ogni luglio, dal 2018. La cosa sorprendente è che, della Mezza Carolina, si ha traccia in giro per il mondo ma mai da sola. Mentre tutti i grandi classici della mixology affrontano quotidiane sfide tra twist improbabili e remise en forme discutibili in luoghi ben lontani da quello di origine, la Mezza Carolina si trova da ogni parte del mondo…insieme a un/una Arenzanese. Ambassador in missione, chiunque approdi in porto nuovo lo rende immediatamente casa, brindando con lei. Ecco qui nascere un profilo instagram dedicato alla festa annuale, ad Arenzano, ai suoi cittadini viaggiatori e alla Mezza Carolina, sempre con la valigia pronta a partire.

Dal 2022 Ilio Ricchetti non è più tra noi ma ha lasciato un’eredità enorme: al fine di mantenere viva una tradizione e un racconto, si è costituito il “Comitato della Mezza Carolina”, presieduta dal figlio di Ilio, Marco Ricchetti che di mestiere fa l’ingegnere perchè, come disse il buon Ilio: “Va e studia, questa vita da bar finisce qui”. Pensando a chi lavora sempre quando gli altri si divertono, allo studio come finestra sul mondo e a quell’uso e costume, tipico del dopo guerra, per cui i figli ampliavano le opportunità andando via. Ma tornano sempre, questo è poco ed è sicuro. Come Marco che con il “Mezza Carolina Day” stappa Arenzano, ogni estate, per un giorno intero; come il giornalista Giovanni Mosca e la sua commovente lettera sussurrata alla ligurità arenzanese “La Mezza Carolina fa schifo”; come papà Ilio che ha creato davvero una piccola magia che resiste ai tempi e Caroline che, da mezza, sarà diventata una donna intera. Chissà dove e chissà come, chissà se la “sua” storia l’ha mai raggiunta, da qualche parte nascosta per il mondo.

Ti potrebbe piacere anche...