Il Baggio Pellegrino: un bacio alla tradizione

Nella silenziosa Valle Arroscia, nell’entroterra ligure, le antiche case in pietra custodiscono la storia di chi vi ha trovato casa. Qui, dove il vento sussurra segreti agli alberi secolari tra i sentieri profumati dell’entroterra ligure, sorge un angolo di mondo che sembra essere stato dipinto con i colori del cuore: le pietre delle case, levigate da anni, custodiscono il respiro lento di chi ha trovato casa nel tempo. I sentieri non conducono solo altrove, ma dentro. In questo borgo si cammina come in una storia: ogni svolta è una metafora, ogni scorcio una strofa. Cosio d’Arroscia diventa l’anima viva che dà voce a Il Baggio Pellegrino. Nato dal desiderio di una vita a contatto con la natura, una coppia racconta, come viandanti romantici, una storia d’amore intrecciata con la terra di Cosio d’Arroscia. I fondatori, Teresa Arnardi (milanese con spirito ribelle) e Vito Gravagno (autoctono di ritorno) partiti da una metropoli come Milano, hanno deciso di investire le proprie energie dando avvio ad un ambizioso percorso di recupero e valorizzazione ambientale. “Abbiamo scelto Cosio d’Arroscia non solo per la sua bellezza, ma per il suo potenziale agricolo dimenticato”, spiegano.

Nel cuore dell’entroterra ligure, dove un tempo i filari di vite disegnavano con eleganza i terrazzamenti di Cosio d’Arroscia, oggi si intravede una nuova speranza di rinascita agricola. L’abbandono delle campagne, fenomeno che ha colpito molte aree dell’entroterra italiano nel corso del Novecento, ha lasciato spazio al bosco e all’oblio di antiche tradizioni vitivinicole. Tuttavia, una giovane realtà agricola sta riscrivendo il destino del territorio.

Ho subito l’impressione di essere innanzi a due persone che, con la grazia di chi sa ascoltare la terra, il sole e le stagioni, hanno messo in ogni gesto il sentimento che si prova per le cose pure: l’amore per il paesaggio, per il lavoro manuale, per la semplicità che nutre l’anima. Ogni gesto è rituale, ogni prodotto è una carezza che arriva da lontano.

L’origine del nome riporta al rospo, amante dell’acqua e dei terreni puri, che attraversa i filari coltivati con tecniche sostenibili.

Il fulcro del progetto è il reimpianto dei vigneti. Terreni abbandonati vengono pazientemente recuperati e trasformati in nuove coltivazioni vitivinicole, con l’obiettivo di restituire al paesaggio la sua identità perduta. Un’iniziativa che va ben oltre l’agricoltura: è un atto di responsabilità verso il territorio, una forma di custodia culturale.

“Sentiamo il dovere di preservare questo paesaggio e al tempo stesso di farlo rivivere”, raccontano.

In un’epoca in cui la ruralità rischia di scomparire, Il Baggio Pellegrino diventa testimone di una nuova possibilità: fare dell’agricoltura un ponte tra memoria e innovazione. Con ogni tralcio di vite piantato, Cosio d’Arroscia non riacquista solo il verde dei suoi terrazzamenti, ma anche la dignità di un sapere antico che torna protagonista.

I vitigni coltivati sono l’autoctono Ormeasco e l’internazionale Cabernet Sauvignon ad un’altitudine di oltre 720 metri s.l.m., su fasce impervie, con un’acclività importante: la meccanizzazione è ridottissima e quasi tutte le pratiche di viticoltura sono svolte solo a mano

Ogni fiore coltivato è un sorriso, ogni frutto un abbraccio, ogni profumo una poesia che si posa sulle narici e racconta storie di mani laboriose e sogni che germogliano. In questo piccolo angolo di mondo, il tempo non si misura in minuti: si conta in meraviglia.

L’essenza di un luogo: ogni vino che nasce da Il Baggio Pellegrino è figlio della passione per la natura e del rispetto per le tradizioni contadine. Qui il tempo non corre: cammina piano, come un vecchio saggio tra i filari di lavanda e le coltivazioni biologiche, dove ogni seme piantato è una promessa di autenticità. Come gli antichi viandanti che attraversavano borghi e boschi alla ricerca di senso, quest’impresa è un pellegrinaggio romantico verso la bellezza genuina

La sala dove ci accolgono Teresa e Vito emana un’atmosfera familiare: si respira l’aria di casa, fatta di semplicità, pane e salame, come il borgo che la circonda. Accanto all’abitazione, un piccolo gioiello voluto con determinazione da Teresa: un accogliente appartamentino adibito a B&B, curato e ospitale proprio come i suoi titolari.

Nella sala degustazione, quattro bottiglie fanno bella mostra: sono i primi frutti della loro passione vinicola. Tra queste spicca Alègri, un rosato Doc Ormeasco di Pornassio Sciac-Trà. A colpire subito è la bottiglia con l’etichetta trasparente che lascia intravedere un raffinato colore rosa corallo, più vicino ai rosati provenzali rispetto agli Sciac-Trà tipici della zona. Al naso, sprigiona invitanti profumi fruttati di ribes, frutta a bacca rossa croccante, impreziosito da delicate note floreali. In bocca è intenso, con una beva fresca, sostenuta da una buona sapidità e da un retrogusto fruttato, persistente; un vino che invita a più sorsi, gastronomico, che ben si abbina con piatti della tradizione come il coniglio con pinoli olive e timo, uno stoccafisso accomodato, piatti della cucina bianca tipica di queste valli.

Fiore all’occhiello della produzione è il Cosiate, vino che non è solo bevanda, ma memoria liquida: il Cuxii, è un vino coltivato a oltre 700 metri sul livello del mare frutto di un’agricoltura eroica, dove ogni grappolo è raccolto a mano, ogni bottiglia numerata e sigillata con gommalacca, come un messaggio in bottiglia dal passato. Un ritorno alle origini il nome “Cuxii”: richiama l’antico Castrum Cuxii, il nome romano di Cosio d’Arroscia. Oggi, grazie a Teresa e Vito, il vino Cosiate rinasce come simbolo di rinascita e amore per la propria terra. È un omaggio alla storia vitivinicola del borgo, proprio come da tradizione: il Cosiate era un vino dove si mischiavano più vitigni a seconda di quelli piantati nel proprio appezzamento: un uvaggio ancora oggi mantenuto, composto da Ormeasco all’80% e Cabernet Sauvignon al 20% . Il risultato è un vino vivace, persistente, con riflessi violacei e un’anima che sa di terra, sole e tradizione. Il Cuxii è un rosso rubino intenso, con un naso complesso e intrigante, dove emergono note floreali di potpourri  e di frutti di bosco, con una leggera speziatura. Sorprendente è la morbidezza e l’equilibrio, con tannini vellutati ed una piacevole freschezza. Come il precedente vino, anche il Cuxii invita alla beva senza mai stancare.

Gli altri due vini rimangono un desiderio (in quanto appena imbottigliati) e richiedono qualche mese di affinamento: dovrò attendere ancora per poterli degustare… un Ormeasco di Pornassio Superiore e un vino rosso dal curioso nome “736”, che rappresenta l’altimetria del vigneto.  Una magnum di Cabernet Sauvignon in purezza, vitigno sicuramente insolito, verrà inoltre omaggiata ai clienti più affezionati. Esco felice per aver incontrato ancora persone che, in un mondo che corre, invitano a rallentare, ad ascoltare e ad amare; a scegliere prodotti che hanno un’anima, e che portano con sé il profumo della Liguria e il battito romantico di una passione autentica.

Info: www.ilbaggiopellegrino.it – Via Mendatica 16, 18023, Cosio d’Arroscia (IM) – Tel. 331 6689087

Franco Demoro

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