Diario di un viaggio di coppia sulla Pista Ciclabile del Ponente: da Ospedaletti al nuovo orizzonte di Diano Marina, pedalando tra eccellenze olearie, vitigni ritrovati e segreti dell’arte bianca.
Esiste un modo diverso di respirare la Riviera. Non è dal finestrino di un’auto in coda sull’Aurelia, né dalla fretta di un treno regionale. La Pista Ciclabile del Parco Costiero della Riviera dei Fiori è oggi uno dei percorsi ciclo-pedonali più suggestivi d’Europa: 28 chilometri (che presto diventeranno molti di più) nati dal recupero della vecchia linea ferroviaria ottocentesca dismessa nel 2001. Dove un tempo sferragliavano i convogli, oggi regna il silenzio della brezza marina, interrotto dal richiamo delle eccellenze enogastronomiche che costellano il percorso. Per noi è diventato il rito di primavera: un weekend di coppia, due biciclette e la voglia di mappare il territorio non attraverso i chilometri, ma attraverso i sapori.
Il nostro viaggio parte da Ospedaletti, nell’estremo ponente della pista. Questo borgo, protetto dai venti e con il clima più mite d’Italia, è il “km zero” ideale. Dopo un primo sguardo al vecchio sedime ferroviario, ci mettiamo in marcia verso Sanremo. La pista scorre veloce nella galleria decorata con i racconti della “Classicissima” Milano-Sanremo. La Città dei Fiori ci accoglie con la sua luce tersa e noi puntiamo diretti verso il centro per la prima, vera tappa obbligatoria: la colazione ligure. Dimenticate i cornetti. A Sanremo la colazione si fa con la Sardenaira. Entriamo in uno dei forni storici vicini alla ciclabile: il profumo di origano e acciughe è ipnotico. La Sardenaira è l’archetipo della pizza ligure: un impasto alto e soffice, generosamente guarnito con salsa di pomodoro, aglio di Vessalico vestito (con la buccia), capperi, olive taggiasche e l’immancabile acciuga salata. È un morso di storia, sapido e rinvigorente, perfetto per dare la spinta iniziale alle gambe.
Riprendiamo la ciclabile lasciandoci alle spalle le ville liberty di Sanremo., fino ad arrivare ad Arma di Taggia. Qui la sosta non è solo consigliata, è un dovere morale: siamo nel cuore pulsante della civiltà dell’olivo. A Taggia, l’olio extravergine non è un condimento, è una religione. Proprio qui si respira l’entusiasmo per il recente riconoscimento dell’IGP alle olive taggiasce, un marchio che tutela e valorizza ulteriormente la nostra produzione, proteggendo quel legame indissolubile tra la varietà Taggiasca e il suo territorio elettivo. Entrando in uno dei frantoi locali, si percepisce l’importanza di questo passo: la garanzia di un’origine controllata che eleva l’olio a vero ambasciatore del gusto internazionale.
Ci fermiamo per scoprire un’eccellenza che spesso confonde i turisti: il Canestrello di Taggia. A differenza dei classici canestrelli dolci liguri, questi sono gli unici salati, preparati con farina, acqua, sale e abbondante olio extravergine di oliva taggiasca. Hanno una forma a ciambella intrecciata e una croccantezza unica, spesso aromatizzati con semi di finocchio. Ma la vera sorpresa per il palato è la variante gourmet: il canestrello salato immerso nel cioccolato fondente. Un contrasto tra la sapidità dell’impasto all’olio e la dolcezza amara del cacao che è una vera rivelazione per il palato.
Non si può dire di essere stati a Taggia senza aver reso omaggio al Consorzio per la Tutela del Moscatello di Taggia, che ha proprio qui la sua sede. Questo vino prezioso, amato dai nobili del Rinascimento e quasi scomparso a causa della fillossera, è stato recuperato con un lavoro eroico di ricerca genetica. Sorseggiarne un calice di fronte al mare è un privilegio: un bianco aromatico, secco o passito, che profuma di macchia mediterranea, salvia e albicocca.
Proseguendo verso levante, arriviamo a Riva Ligure. Il borgo è una bomboniera di colori pastello. Qui facciamo una sosta presso una celebre pasticceria locale, custode della ricetta dei Baci di Sanremo. La produzione artigianale di Riva ha raggiunto vette di eccellenza: due soffici semisfere di nocciola che racchiudono una ganache fondente, il “carburante” perfetto per la seconda parte del viaggio.
Il tratto che ci separa da Imperia è un susseguirsi di borghi incantevoli. Attraversiamo Santo Stefano al Mare, dove la pista passa a pochi metri dalla torre ennagonale (unica nel suo genere) e dalla splendida chiesa romanica di Santo Stefano Protomartire.
Mentre pedaliamo verso Imperia, lo sguardo cade sulle scogliere sottostanti i comuni di Costarainera e Cipressa. Anche se la pista resta pianeggiante lungo il mare, alzando gli occhi si vedono i borghi arroccati che sembrano sorvegliare il passaggio dei ciclisti. Qui il paesaggio si fa più selvaggio, con la roccia che si tuffa nell’azzurro e la vegetazione che profuma di timo e rosmarino. Poco più avanti incontriamo San Lorenzo al Mare, un borgo piccolo ma prezioso, caratterizzato dalle sue spiagge di sabbia finissima e dalle case colorate che si riflettono nel porto. San Lorenzo è stata per anni la “fine” della pista, ma oggi è il portale d’accesso ad Imperia, la città che ha saputo cucire le sue due anime, Porto Maurizio e Oneglia, proprio grazie alla ciclabile. Per chi vuole una sosta gourmet, nel quartiere di Borgo Prino si trova il Ristorante Sarri, stellato da oltre un decennio, che offre un menù dove la tradizione si sposa con la creatività dello chef. Il tratto urbano è un capolavoro di riqualificazione: si pedala sospesi tra le barche del porto e le facciate colorate dei palazzi. Imperia è la capitale gastronomica della tappa. Per cena, abbiamo l’imbarazzo della scelta. Tra i ristoranti di Calata Cuneo a Oneglia, dove il pesce fresco sbarca direttamente dai pescherecci, o i piccoli bistrot nascosti tra i caruggi del Parasio a Porto Maurizio, la qualità è altissima.
Ci sediamo in un ristorante per gustare il Brandacujun (stoccafisso mantecato) e un piatto di trofie al pesto “come Dio comanda”. Imperia è anche la sede del Museo dell’Olivo Carlo Carli, una tappa culturale che spiega perché l’olio taggiasco è l’anima di ogni piatto che stiamo assaggiando.
La grande novità che trasforma questo itinerario in un’esperienza totale è l’apertura del nuovo tratto che unisce Imperia a Diano Marina. Fino a poco tempo fa, il Capo Berta rappresentava un confine invalicabile per chi voleva evitare il traffico dell’Aurelia. Oggi, grazie al completamento della pista, si potrà pedalare in totale sicurezza su un tracciato panoramico mozzafiato che corre a sbalzo sulle scogliere della “Incompiuta”. L’apertura è programmata per il 22 giugno 2026
Arrivare a Diano Marina in sella è un’emozione nuova. Il Golfo Dianese ci accoglie con la sua solarità. Qui, la nostra conclusione non può che essere all’insegna della Stroscia, la torta secca all’olio d’oliva che non si taglia ma si “stroscia” (si rompe) con le mani. La Stroscia è tipica di due località del ponente: Pietrabruna che si trova sopra a San Lorenzo al Mare e Borgomaro che si trova in Valle Impero ma è fatta in tutta la Riviera dei Fiori.
Accompagniamo l’ultimo morso con un calice di Vermentino DOC Riviera Ligure di Ponente , un vino che in questa zona acquista una sapidità marina e note agrumate quasi pungenti, grazie all’esposizione solare unica di queste colline.
Un viaggio che guarda al futuro
La Pista Ciclabile della Riviera dei Fiori non è più solo un progetto locale, ma il cuore pulsante di un sistema che mira a collegare l’intera Liguria. Per una coppia, è un viaggio che mescola l’adrenalina del movimento alla lentezza della degustazione. Si parte con i polmoni pieni di iodio e si torna con la consapevolezza che la Liguria, vista dalla sella, ha un sapore ancora più autentico. Mentre il sole cala dietro il promontorio di Porto Maurizio, brindiamo a questa terra che ha saputo trasformare vecchi binari in un cammino di bellezza e gusto.
La prossima volta? Forse arriveremo fino ad Andora, ma per oggi, la felicità ha il sapore di un canestrello salato e il profumo del mare.
Una sosta gustosa lungo il percorso:
Dalla Padella alla Brace
Lungo il percorso della pista ciclabile, una deviazione nel cuore di Imperia-Oneglia conduce alla scoperta dell’Osteria Dalla Padella alla Brace, un angolo autentico incastonato tra i caruggi del centro storico. Qui l’accoglienza di Silvia Massa e di suo figlio Andrea trasmette immediatamente la passione per una terra che sa unire il mare alle colline. Il locale, con i suoi suggestivi soffitti a volta, nasconde un piccolo tesoro: un giardino interno rigoglioso di fiori e verde, ideale per una sosta rigenerante durante le giornate estive. La cucina è un racconto della Liguria più vera, arricchita da influenze del basso Piemonte, dove la materia prima è protagonista assoluta.
Molti degli ingredienti arrivano infatti direttamente dall’orto di proprietà a Oliveto, i salumi da Sassello mentre i formaggi a latte crudo sono provenienti dalla Valle Arroscia, Presidio della Vacca Cabannina e dei Prati Stabili di cui sono custodi i ragazzi di CorNus, testimoniando la ricerca costante tra i piccoli produttori locali e i presidi Slow Food.
Il locale aderisce all’Alleanza Slow Food, un patto fra cuochi e piccoli produttori per promuovere i cibi buoni, puliti e giusti del territorio e salvare la biodiversità.
L’esperienza culinaria trova il suo completamento naturale nella cantina, curata personalmente da Andrea. In qualità di sommelier ed ex cuoco, Andrea seleziona etichette che valorizzano profondamente il Ponente Ligure. Accanto ai piatti iconici come il Brandacujon o il Coniglio stufato al Rossese, la carta dei vini offre un viaggio tra i vitigni autoctoni: dal Pigato e Vermentino – perfetti per esaltare il pescato e le erbe aromatiche dell’orto – all’Ormeasco di Pornassio e Rossese di Dolceacqua, che accompagnano con struttura e sapidità le carni e i sapori più decisi della tradizione. È una selezione pensata per chi vuole sorseggiare il territorio, privilegiando le eccellenze delle aziende agricole della zona e offrendo una panoramica completa dei vini italiani, con una filosofia che esclude i vini stranieri per concentrarsi sulla ricchezza della nostra penisola.
Info Utili
Indirizzo: Via Ospedale, 31 – 18100 Imperia – Telefono: +39 0183 294159 – www.dallapadellallabrace.com
Specialità: Cucina a km 0, vini locali (Pigato, Vermentino, Rossese, Ormeasco), cortile interno.














