Celebrare i vent’anni dalla nascita del Consorzio di tutela significa riconoscere un percorso collettivo fatto di impegno, tutela e visione, in cui il Basilico Genovese DOP si è confermato molto più di un’eccellenza gastronomica, diventando il simbolo indiscusso della Liguria e un modello di filiera capace di unire produzione agricola, cultura e futuro. Dall’Oriente al Mediterraneo, sulle rotte dei Romani: è così che il suo viaggio ha avuto inizio. Ma è stato nel Settecento che la Liguria, con il suo clima perfetto, lo ha accolto come un figlio. Da allora, tra questa terra e la sua coltura è nato un legame speciale, fatto di protezione, rispetto e cure costanti.
Per capire la genesi della nascita del Consorzio, occorre fare un passo indietro alla fine degli anni ’90, quando il basilico coltivato nelle storiche serre di Pra’ a Genova e nella piana di Albenga godeva già di una fama straordinaria grazie al suo profumo unico e privo di sentori di menta.
Il boom mondiale del pesto alla genovese portò con sé un grande effetto collaterale: molte aziende fuori regione, e persino all’estero, iniziarono a produrre enormi quantità di basilico, cercando di appropriarsi del nome “genovese” solo per sfruttarne il richiamo commerciale.
I produttori della Liguria, un territorio stretto, scosceso e incastrato tra monti e mare, hanno subito capito che dovevano difendere il valore territoriale del loro prodotto più amato. Per primo Pino Sacco, storico produttore di Genova Pra’,ha intuito che si doveva sfruttare il neonato regolamento europeo delle DOP che consentiva la “legittima difesa” culturale ed economica, puntando tutto sulla qualità e su una certificazione ufficiale.
Il cammino verso il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta per il “Basilico Genovese” ha inizio nel 1998 con la costituzione del Comitato Promotore, sostenuto dall’importante contributo delle associazioni di categoria Coldiretti, CIA e Confagricoltura, il quale, nel dicembre dello stesso anno, presenta la richiesta formale alla Regione Liguria. Il percorso entra nel vivo il 3 febbraio 1999 con la pubblicazione del disciplinare di produzione sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria e la successiva trasmissione al Ministero dell’agricoltura.
Le pubbliche audizioni e riunioni previste durante l’iter hanno fatto emergere una serie di formali opposizioni da parte di diversi soggetti che temevano che la protezione del Basilico Genovese mortificasse le occasioni del business della produzione del pesto genovese, in quel momento in forte sviluppo su scala industriale, E così ditte sementiere, una parte dell’agroindustria e produttori di altre regioni presero posizioni contrarie al riconoscimento della DOP. Superate queste prime difficoltà, con il sostegno della Regione Liguria, finalmente nel 2001 è stato possibile vedere riconosciute le legittime aspettative dei produttori in merito alla privativa sul nome Basilico Genovese e ottenere una prima protezione transitoria.
Prima di vedere sancito il riconoscimento definitivo, il Comitato promotore ha dovuto svolgere un approfondimento per dimostrare in modo inequivocabile il legame del prodotto con il territorio ligure tramite indagini analitiche e prove di laboratorio, che hanno finalmente comprovato scientificamente quello che la conoscenza popolare aveva sempre sostenuto: che il Basilico Genovese coltivato In Liguria è diverso da quello prodotto altrove. Infatti, il basilico coltivato in vasi contenenti terreno della Liguria cresciuto nelle quattro province liguri ha presentato un profilo degli oli essenziali significativamente diverso dallo stesso basilico cresciuto in altre regioni (Piemonte, Toscana, Emilia Romagna e Umbria), secondo analisi ufficiali svolte dall’Università di Pisa.Questa relazione scientifica, coordinata dal Centro Regionale di Sperimentazione e Assistenza Agricola “Franco Ugo” (azienda speciale della Camera di Commercio di Savona ha consegnato ai produttori l’arma vincente per superare le perplessità in sede comunitaria e delle opposizioni formali presentate da AssoindustriaE così finalmente a fine 2005 l’iter si completa con il superamento della fase provvisoria e il riconoscimento della DOP del “Basilico Genovese”; le Camere di Commercio liguri, d’intesa con il Comitato e dopo l’esame ministeriale del piano di controllo assumono il ruolo di organismo di controllo (oggi ricoperto dall’ente di certificazione Made in Quality). Nel 2006 il Comitato Promotore perfeziona lo statuto sancendo la nascita del Consorzio di Tutela. Lo sforzo titanico è stato guidato fin dalle origini da anime geografiche diverse ma unite nell’obiettivo: i coltivatori del genovesato, custodi della tradizione in serra e della raccolta manuale per il mercato fresco, i coltivatori del ponente, orientati alla trasformazione e le aziende dell’estremo levante, tutti coordinati dalla figura prima di Gianni Ravera a cui è succeduto Mario Anfossi nella carica di Presidente e dal direttore Gianni Bottino.
I risultati ottenuti in questi vent’anni premiano quella scelta lungimirante, con una produzione che è passata dai 14.175 quintali annui del 2006 agli oltre 71.610 quintali annui odierni, a cui si aggiungono più di 60 milioni di piantine confezionate in mazzetti o bouquet, per una superficie coltivata complessiva di 153 ettari esclusivamente nel versante a mare della Liguria. Inoltre, il Consorzio è riuscito a creare un effetto moltiplicatore sull’economia coinvolgendo circa 150 aziende alimentari che utilizzano il Basilico Genovese DOP come ingrediente distintivo in etichetta, offrendo ai consumatori la certezza del rispetto del rigido disciplinare basato sulla coltivazione in terra e sulla tracciabilità totale. E non ci riferiamo solo al pesto: con il Basilico Genovese DOP vengono realizzate bevande, dolci, salumi e molto altro. La tutela, però, non si fa solo nei controlli in campo e a scaffale, ma anche parlando al cuore delle persone con le attività di promozione e comunicazione – seconda funzione specifica del Consorzio – per portare nella cultura di operatori e consumatori il valore del Basilico Genovese DOP sia dentro che fuori dai confini regionali. Per farlo, da anni il Consorzio cura campagne e progetti di informazione e comunicazione, molti dei quali seguono una via comunicativa fresca e ironica, interpretata magistralmente dal celebre comico e attore genovese Andrea Di Marco. L’artista, chitarra alla mano, è diventato un vero agente speciale in missione per conto della DOP, rendendosi protagonista di memorabili incursioni milanesi per testare la “genovesità” dei liguri fuori sede e ironizzando sulle fobie tipiche e sull’amore viscerale per la propria terra.
Campagne come la saga “The Basil Journey”, il progetto “Genovesi DOP a Milano” o il recente “Basilico Love”, una breve storia spassosissima per celebrare i 20 anni della DOP del Basilico Genovese con la partecipazione speciale di un altro gigante della comicità ligure: Alessandro Bianchi. Contenuti che hanno saputo veicolare la tutela e il valore della DOP con tormentoni pop e accessibili dimostrando che si può fare promozione di altissimo livello anche strappando un sorriso e invitando i lettori a immergersi direttamente in questo viaggio comico. Oggi, a vent’anni dal primo passo, quello che era nato come un necessario atto di legittima difesa è diventato un patrimonio autentico e blindato dalle imitazioni, la dimostrazione che quando un territorio decide di fare sistema, il suo profumo può arrivare ovunque.
Riconoscere il vero Basilico Genovese DOP
Riconoscere il vero Basilico Genovese DOP è estremamente facile e immediato: il primo dettaglio, nonché il più importante in assoluto su cui non ci si può sbagliare, è la presenza del simbolo ufficiale Basilico Genovese DOP sulla confezione.
Poiché le straordinarie caratteristiche di questa pianta sono strettamente legate al microclima ligure e a un severo disciplinare di produzione, questo sigillo rappresenta l’unica garanzia assoluta di autenticità, provenienza territoriale e tracciabilità. Cercare il logo DOP è il primo passo fondamentale per non farsi ingannare dalle varietà comuni. Oltre alla certezza matematica del simbolo DOP, l’autenticità si manifesta attraverso precisi tratti visivi e organolettici:
- L’aspetto visivo: la pianta si riconosce per le sue foglie di dimensioni medio-piccole, dalla forma ovale, con una leggera convessità e una superficie liscia di un colore verde chiaro uniforme. Bisogna quindi evitare le foglie grandi e scure, che non appartengono alla tipologia autentica.
- Il profumo (il test più affidabile dopo l’etichetta): il vero Basilico Genovese DOP sprigiona un aroma delicato, fresco e dolce, assolutamente privo di qualsiasi nota mentolata (la cui presenza indica immediatamente un prodotto non conforme).
- Il gusto: al palato si rivela morbido e armonico, con una lieve sfumatura speziata che non tende mai all’amaro o alla pungenza.
Garantito dalla DOP e protetto dal disciplinare, il Basilico Genovese DOP resta l’unica scelta possibile per chi cerca la qualità autentica della tradizione.
Non è solo basilico, è un patto di qualità!
Sentiamo spesso parlare di “disciplinare” per il Basilico Genovese DOP. Ma cosa significa davvero? In parole semplici, è il “libretto di istruzioni” ufficiale che garantisce che il basilico nel tuo piatto sia autentico, profumato e coltivato come tradizione comanda. Cosa garantisce questo disciplinare?
L’IDENTITA’ 100% LIGURE: il Basilico Genovese DOP cresce solo in Liguria. È il suo microclima — mare, luce e brezze — a renderlo unico al mondo, donandogli quel profumo dolce, senza note mentolate.
Scelte rigorose: solo alcune varietà sono ammesse. Non tutto il basilico è uguale, e il disciplinare seleziona solo quello che rispetta il profilo aromatico storico.
Cura artigianale: la semina, il terreno, la densità di coltivazione e persino la raccolta (spesso a mano) seguono regole precise per non rovinare le foglie.
Trasparenza totale: Ogni confezione è tracciata. Da quando è un seme a quando arriva sulla tua tavola, ogni passaggio è controllato.
Perché costa un po’ di più? Dietro quel prezzo c’è il valore di un lavoro attento, fatto di tempo, competenze e rispetto per la terra. Non è produzione industriale: è una scelta di qualità che sostiene il territorio e preserva un sapore unico.
La prossima volta che acquisti Basilico Genovese DOP, ricorda: non stai solo comprando un ingrediente, stai portando a casa un pezzetto di storia ligure certificata!
Le aziende certificate
- Casotti Roberto GE
- Le Fontane di Panetta Diego GE
- R&C di Rossi Ruggero GE
- R. e V. Ss. Agr. GE
- Serre sul Mare di Ferrari e Bruzzone GE
- Serrea GE
- Capra Nives IM
- Novaro Nicola IM
- Parodi Ulderico IM
- Ramella Ivano IM
- AnIMa Ligure Srl Soc. Agr. SP
- Due B Soc Semplice Agr. SP
- Il Ciliegio di Troia Valentina SP
- L’aromatica S.s. Agr di Cagnoli SP
- Lune Verdi S.s. Agr. di Mannucci SP
- Nicolini Marco Az. Agr. SP
- Aicardi Mauro SV
- Antica Bietoleria di Aicardi Gabriele SV
- Azienda Agraria Anfossi Srl SV
- B&B Di Balbis e Bertolotto S.s. SV
- Babollo Contadino di Moirano SV
- Ballestrasse Fabrizio SV
- Belgrano S.s. di Belgrano SV
- Benso Luca SV
- Bracco Paolo SV
- Bruno Nicolo SV
- Calcagno Paolo Soc. Agr. Srl SV
- Curto Simone SV
- Damonte Tiziana SV
- Elena Ambrogio SV
- Enrico Stefano SV
- Evergreen di Aneto Veronica SV
- Ferrari Giuseppe SV
- Giordano Flavio SV
- Giordano Daniele SV
- Guardone Angelo SV
- Il Groppino di Schivo Claudio SV
- Le Rapalline S.s. di Veronesi SV
- Romano Marcello SV
- Rossi Martina SV
- San Giorgio S.s. di Vigo G., D. e V. SV
- Sanguineti Tamara SV
- Secco Davide SV
- Secco Edoardo SV
- Secco Mirco SV
- Singh Harwinder SV
- Soc. Agr. Agringaunia S.s. SV
- Verde Vigo Bio S.s. Agricola di Vigo G. e C. SV
- Vigo Progress S.s. Agricola di Vigo G. e C. SV
- Ziliani di Ziliani Marco SV










