Il Baggio Pellegrino: anima enologica dell’Alta Valle Arroscia

È sempre un piccolo ritorno al cuore tornare a Cosio d’Arroscia con le sue strade silenziose: i profumi freschi e balsamici della valle, delle erbe e fiori aromatici e quell’atmosfera autentica che sembra sospendere il tempo, rendono ogni visita a questo borgo dell’entroterra ligure un’esperienza di profonda riconnessione con la terra.

Ritrovare Teresa e Vito de Il Baggio Pellegrino è sempre un piacere raro, di quelli che riconciliano con il valore delle cose autentiche. Nei loro racconti, nei loro sguardi e nelle loro mani si percepisce la passione profonda per ciò che stanno costruendo giorno dopo giorno. Non si tratta soltanto di vino, di vigneti o di agricoltura: è una visione, un sogno condiviso che prende forma tra le pietre antiche di Cosio e le sue fasce recuperate al bosco. C’è qualcosa di profondamente romantico nel vedere due persone innamorate della propria terra restituirle vita, bellezza e futuro. E mentre il sole scende lentamente dietro le montagne della Valle Arroscia, viene spontaneo pensare che il vero patrimonio custodito da queste colline non siano soltanto le vigne, ma la passione ostinata e luminosa di chi continua a credere che dalla terra possano nascere non solo grandi vini, ma anche grandi storie.

Qui la viticoltura non è un semplice esercizio agricolo, ma una vera e propria sfida alpino-mediterranea.

Un Terroir di Luce, Pietra e Altitudini: Cosio d’Arroscia si adagia in una fascia collinare e montana dove l’influenza delle Alpi Liguri si fonde con le correnti temperate del Mar Ligure.

Questo microclima unico, genera un’elevata escursione termica tra il giorno e la notte, fattore determinante per la conservazione dell’acidità organica e lo sviluppo di un corredo aromatico fine, verticale e complesso. Le vigne de Il Baggio Pellegrino nascono su terreni impervi, molto parcellizzati caratterizzati da terrazzamenti tradizionali (le classiche fasce) strappati con determinazione alla montagna e supportati da secolari muretti a secco. I suoli calcareo-marnosi con ricca presenza di scheletro e frazione minerale affiorante rappresentano una combinazione pedologica eccezionale per la viticoltura di qualità. Ciascuna di queste componenti incide in modo ben preciso sulle caratteristiche organolettiche e sulla struttura del vino: la componente calcareo-marnosa dona ai vini eleganza e finezza aromatica; il calcare regala ai vini profumi molto nitidi, complessi e ben definiti, favorendo note floreali, fruttate croccanti ed echi balsamici; i suoli calcarei mantengono un’ottima acidità naturale nelle uve, elemento chiave per la longevità del vino, la precisione del sorseggio e la capacità di affinamento nel tempo e l’argilla presente nella marna dona corpo, trama tannica (nei rossi) e ricchezza d’estratto, garantendo vini equilibrati ma non pesanti.

La presenza di Scheletro (Sassi, Pietre e Rocce nel Terreno) dona un ottimo drenaggio, lo scheletro impedisce dannosi ristagni idrici attorno alle radici, costringendo la vite a spingere l’apparato radicale in profondità per cercare nutrimento: durante il giorno i sassi accumulano il calore solare per poi rilasciarlo gradualmente la notte. Ciò mitiga le escursioni termiche estreme attorno al grappolo, favorendo una maturazione fenolica completa e regolare; I terreni ricchi di scheletro sono definiti “magri”; limitano il vigore vegetativo della pianta e concentrano l’energia nei grappoli, ottenendo uve di qualità superiore. Tutti questi fattori fanno sì che nel bicchiere un vino nato da un terreno calcareo-marnoso e ricco di scheletro si riconosca per profumi nitidi, eleganti, floreali/fruttati freschi e spiccate sfumature minerali o balsamiche e in bocca offra grande equilibrio tra corpo e freschezza acida, spiccata sapidità, beva agile ma profonda e uno straordinario potenziale d’invecchiamento.

L’Evoluzione del Calice: Le Nuove Etichette: oggi, due vini che fino a poco tempo fa rappresentavano una promessa e una scommessa enologica e che mi avevano lasciato la curiosità e la voglia di degustarli, hanno finalmente completato il loro affinamento, trovando la loro voce più matura e definita. Il tempo ha compiuto il proprio lavoro di cesello, rivelando due etichette differenti per vitigno e filosofia d’impostazione, ma accomunate dalla medesima matrice identitaria.

Il Colonnello — Ormeasco di Pornassio Superiore  DOC: dedica filiale ed emblema di legame territoriale, Il Colonnello porta con orgoglio la carica ricoperta dal padre di Vito. Questo Ormeasco si distingue per una splendida verticalità espressiva e una precisione sartoriale: al naso offre profumi nitidi di frutti di bosco croccanti, marasca, viole ed echi balsamici di erbe aromatiche montane. In bocca la beva è agile, scorrevole e disarmante per naturalezza, sostenuta da una trama tannica ben ricamata e da una spiccata acidità. Un vino elegante e profondo che esprime senza filtri la tipicità dell’Ormeasco d’altura: sobrio, autentico e incisivo. Ideale con i piatti storici della “cucina bianca” ligure, le turle di Mendatica, il coniglio alla ligure e le preparazioni a base di funghi porcini.

736 Cabernet Sauvignon: il nome rappresenta l’altimetria del vigneto. Etichetta dallo spirito dinamico e contemporaneo, il 736 reinterpreta un grande vitigno internazionale alla luce del terroir dell’Alta Valle Arroscia: pur mantenendo salda la struttura, la profondità e la stoffa tipiche del Cabernet Sauvignon, l’altitudine e i suoli liguri ne curvano la silhouette aromatica verso direzioni del tutto inattese. Lontano dalle note surmature o spiccate di pirazina dei contesti più caldi, il 736 rivela freschezza, note di piccoli frutti neri, eucalipto e sfumature speziate sottili. La beva è fluida, precisa ed estremamente comunicativa. È un vino capace di conquistare per la sua bevibilità e per la precisione espressiva, senza rinunciare a carattere e riconoscibilità. Perfetto con cacciagione da piuma, arrosti di vitello, carni brasate e formaggi a pasta dura di montagna (come la Toma di Triora).

Viti Sottratte al Bosco: La Scommessa del Moscato: la visita a Il Baggio Pellegrino offre un’ulteriore testimonianza di viticoltura eroica e rigenerativa. Teresa e Vito guidano i visitatori verso uno dei loro progetti più recenti e suggestivi: una nuova vigna strappata con pazienza e ostinata determinazione alla boscaglia che negli anni passati aveva gradualmente invaso i terreni abbandonati, laddove fino a poco tempo fa dominavano rovi e reperti di un’agricoltura che fu, oggi radicano giovani barbatelle di Moscato. L’eccellente esposizione solare, l’altitudine e le marcate escursioni termiche della zona creano le premesse ideali per questo vitigno aromatico. La freschezza delle notti montane permetterà alle uve di preservare una quota acida fondamentale, bilanciando il corredo aromatico naturale contraddistinto da finezza, eleganza e grande complessità minerale.

“Vedere due persone innamorate della propria terra restituirle vita, bellezza e futuro dimostra come il vero patrimonio custodito da queste colline sia la passione ostinata di chi crede ancora nel valore delle storie e dei vini autentici.”

Franco Demoro

Vito e Teresa premiati a Città del Vino

La passione di Vito e Teresa è stata premiata all’ultima edizione del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino svoltosi a luglio a Pramaggiore (Ve). Il loro Alegri Ormeasco di Pornassio DOC Sciac-Trà ha ottenuto la medaglia d’argento nella categoria Oro Rosa con una valutazione di 83,6/100. 

Per maggiori info: Il Baggio Pellegrino – Tel. 3316689087 – www.ilbaggiopellegrino.it – ilbaggiopellegrino@gmail.com

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