Il Syrah in Liguria e nel mondo

Per lungo tempo si è fantasticato sulle origini del nome “Syrah”, ipotizzando un legame con la città siciliana di Siracusa, oppure con la persiana Shiraz.

Se dovessimo immaginare il Syrah come un viaggiatore, lo vedremmo partire dalle colline ventose del Rodano settentrionale, attraversare oceani su navi ottocentesche, radicarsi nei suoli rossi d’Australia, poi tornare in Europa con una nuova consapevolezza di sé. Per lungo tempo si è fantasticato sulle origini del nome “Syrah”, ipotizzando un legame con la città siciliana di Siracusa, oppure con la persiana Shiraz. Queste teorie, affascinanti ma prive di fondamento, sono state smentite dalla ricerca genetica: Syrah non ha radici né in Sicilia né in Persia.  Nel 1998 la ricerca genetica condotta da Bowers e Meredith all’Università Davis della California, ha di fatto chiuso il dibattito: Syrah è figlio di Dureza (Ardèche) e Mondeuse Blanche (Savoia), dunque nativo della Francia sud-orientale. È lì, tra Hermitage, Côte-Rôtie e Cornas, che tra Sette e Ottocento compaiono le prime descrizioni puntuali e si forgia lo stile classico: spezia e violetta nei siti più freschi, materia e nerbo tannico nelle esposizioni più calde, spesso con una storica cofermentazione con il Viognier in Côte-Rôtie che esalta colore e profumo.

La sua seconda nascita avviene nel 1832, quando James Busby porta in Australia talee selezionate. È un passaggio decisivo: nelle valli di Barossa e McLaren Vale il vitigno trova luce intensa, suoli poveri e vigne che, col tempo, diventeranno “old vines”. Qui cambia anche il nome, “Shiraz”, che con il Novecento acquisisce un’identità stilistica tutta sua: più ampio e maturo, spesso avvolto da rovere dolce, capace di sedurre per ricchezza. Il dopoguerra consegna al mondo una vera icona, Penfolds Grange (prima annata sperimentale 1951, in commercio dagli anni ’50), mentre dagli anni ’70-’80 il Syrah prende piede in California e, poi, nello stato di Washington; negli anni ’90, finito l’embargo, anche il Sudafrica accelera. Oggi il vitigno copre circa 190.000–200.000 ettari a livello globale (stime OIV 2016–2022): la Francia guida con 60–65.000 ettari, seguita dall’Australia con 40–45.000; poi Spagna intorno ai 20.000, Argentina 10–12.000, Sudafrica 9–11.000, Stati Uniti 8–10.000, Cile 6–8.000. L’Italia si attesta sui 7.000–7.500 ettari, dopo una forte crescita tra anni ’90 e Duemila, guidati da Sicilia e Toscana, mentre la Liguria rappresenta un laboratorio di nicchia, prezioso per capire come il vitigno si adatti a climi marini e terreni estremi. È proprio questa capacità di parlare lingue diverse – dallo speziato severo del Rodano al velluto del Nuovo Mondo, fino alla freschezza salmastra delle riviere – a rendere il Syrah uno dei vitigni più affascinanti del panorama globale. Che in etichetta lo chiamiamo Syrah o Shiraz, la sostanza non cambia: è il terroir, più di ogni altra cosa, a scrivere la storia nel bicchiere.

Geografia e Diffusione

In Francia il cuore resta il Rodano settentrionale: Hermitage, Cornas, Côte-Rôtie, Saint-Joseph e Crozes-Hermitage disegnano un pentagono di stili che vanno dall’austerità granitica alla sensualità floreale. Più a sud, il Syrah lavora spesso in squadra nei Côtes-du-Rhône e in molte AOP del Languedoc-Roussillon, portando colore, struttura e un’eco pepata ai tagli mediterranei. Nel Nuovo Mondo la mappa è un mosaico: Barossa, McLaren Vale, Eden e Clare in Australia; Stellenbosch e Swartland in Sudafrica; Paso Robles, Santa Barbara (Ballard Canyon), Sonoma e Walla Walla tra California e Washington; in Sud America le correnti fredde di Elqui e Limarí in Cile, o l’altitudine di San Juan e Uco in Argentina, modulano il profilo verso freschezze insospettate.

Arriviamo alla Liguria, una terra dove la viticoltura è fatta di terrazze, muretti a secco e orizzonti marini. Qui il Syrah non è autoctono e non ha numeri da protagonista: parliamo di poche decine di ettari complessivi, piantati soprattutto tra anni ’90 e primi Duemila, quando in Italia cresce l’interesse per i vitigni internazionali. La geografia ligure del Syrah è a macchia di leopardo. Nel Levante, nella Val di Magra (provincia di La Spezia), la contiguità con Lunigiana e Massa-Carrara facilita gli scambi e le prove: alcune aziende lo vinificano in purezza o in taglio sotto l’IGT Liguria di Levante, sfruttando suoli ben drenati e brezze appenniniche che preservano acidità e spezia. Nel Tigullio e nelle Colline del Genovesato compaiono vigneti sporadici destinati a rossi moderni, spesso in blend; nel Ponente, tra entroterra savonese e piana di Albenga, piccoli appezzamenti alimentano IGT dal profilo mediterraneo, con macchia e pepe nero in evidenza nelle annate più fresche.

Sul piano normativo, è nelle IGT regionali che il Syrah trova casa: Liguria di Levante IGT, Colline del Genovesato IGT e Colline Savonesi IGT consentono l’uso in purezza o in cuvée. Nelle DOC storiche liguri il vitigno non è centrale: Rossese di Dolceacqua, Riviera Ligure di Ponente, Golfo del Tigullio-Portofino e Colli di Luni privilegiano uve tradizionali. Colli di Luni, denominazione condivisa con la Toscana, è incentrata su Sangiovese e varietà locali; quando il Syrah entra in gioco, spesso lo fa fuori disciplinare, quindi come IGT o Vino da Tavola.

In vigneto il vitigno apprezza i pendii magri, l’ottimo drenaggio e rese contenute. Il mare è alleato e sfida insieme: le brezze asciugano e rinfrescano, ma la salsedine e le ondate di calore estive richiedono gestione attenta della chioma per evitare surmaturazioni che spengono la tipica “pepatura”. In cantina, prevalgono estrazioni misurate, fermentazioni a temperature controllate e affinamenti in acciaio o legno usato; la barrique nuova è impiegata con parsimonia per non coprire la delicatezza aromatica. In purezza il Syrah ligure parla di frutto scuro, pepe nero e una bella energia salina; nei blend, piccole percentuali aggiungono colore e nerbo a Granaccia (Grenache), Ciliegiolo o Sangiovese, dando vini di buona beva e personalità.

Descrizione Ampelografica

In vigna il Syrah si riconosce per la foglia medio-grande, spesso pentagonale e a cinque lobi, con lembo consistente, leggermente bolloso, seni laterali marcati e un seno peziolare a U o a lira; la pagina superiore è verde scuro e opaca, l’inferiore mostra una lieve tomentosità sulle nervature. Il grappolo è in genere piccolo-medio, cilindrico-conico, talvolta alato e piuttosto compatto; l’acino è piccolo-medio, sferico, con buccia spessa blu-nera ricca di pruina e polpa non colorata. Germoglia mediamente presto e matura tra medio e tardo, può soffrire di colatura in fioritura se stressato e, per via della compattezza, è sensibile alla botrite nelle annate piovose; non va trascurato il cosiddetto “declino della Syrah”, legato anche a compatibilità d’innesto. Con rese contenute (50–70 q/ha) esprime il meglio in termini di concentrazione e finezza tannica.

Quanto ai luoghi, il Syrah ama i suoli poveri e ben drenati: graniti e scisti del Rodano settentrionale, ghiaie e alluvioni ciottolose, marne calcaree, sabbie limose; si comporta bene anche su substrati vulcanici.

Evita ristagni e fertilità eccessiva, tollera il calcare attivo con portainnesti adeguati e rende al meglio in climi mediterranei o temperato-caldi, con forte luminosità, ventilazione ed escursioni termiche. Pendii esposti e altitudini moderate, o l’influsso marino, aiutano a preservare acidità e la tipica nota pepata; un moderato stress idrico, ben gestito, amplifica spezia e tessitura.

Abbinamenti con la Cucina Ligure

Il Syrah ligure, grazie alla sua freschezza, alla nota pepata e alla bella energia salina, si abbina perfettamente a piatti della tradizione locale. È ideale con il coniglio alla ligure, dove le olive taggiasche e le erbe aromatiche trovano un contrappunto nella speziatura del vino. Ottimo anche con lo stoccafisso in umido, la cima ripiena, le torte salate di verdure (come la torta Pasqualina) e i ripieni di carne. Nei blend più strutturati, accompagna bene anche piatti di carni della tradizione più complessi come Capra e Fagioli.

Degustazione e identità

Al calice, il Syrah racconta il clima. In contesti temperati: mora, mirtillo, violetta, pepe nero; tannino fine, acidità sostenuta, alcol spesso tra 12,5 e 14%. In climi caldi: prugna, mora matura, cioccolato, liquirizia, talvolta vaniglia e spezie dolci dal legno; alcol tra 14 e 15,5%, tannino più morbido. Il colore è profondo, quasi impenetrabile; i pH possono salire a 3,5–3,8 nelle zone più calde. I grandi Syrah del Rodano invecchiano con grazia per 10–20 anni e oltre, ma anche molti Shiraz australiani e Syrah toscani trovano un bell’equilibrio dopo 6–12 anni. La doppia identità Syrah/Shiraz, spesso fonte di confusione, è in realtà una chiave di lettura. Geneticamente sono la stessa uva; a cambiare sono nome e postura. “Syrah” in Europa e quando si vuole evocare freschezza, verticalità, pepe e oliva nera; “Shiraz” in Australia e nel Nuovo Mondo per suggerire un carattere più maturo, generoso, talvolta burroso al palato. Non è una regola ferrea, ma un’indicazione utile: pensate a Cornas o Hermitage, con la loro trama serrata e profumi di grafite e violetta, contrapposti alla ricchezza stratificata di Barossa o McLaren Vale, tra prugna, spezie dolci e cioccolato.

Jacopo Fanciulli

La nostra degustazione di Syrah liguri

MASSIMO ALESSANDRI

Massimo Alessandri coltiva il suo vigneto, nel cuore dell’entroterra imperiese, in località Costa Parrocchia a Ranzo, un borgo della Valle Arroscia, che degrada con scenografici terrazzamenti ottimamente esposti verso la vallata. Le vigne sono tutte coltivate con metodo Guyot su un terreno di sette ettari ad un’altitudine che varia dai 280 ai 400 metri sul livello del mare.

Il suo Pittapummi 2019, Syrah al 100%, si presenta nel calice con un colore rosso rubino che al suo cuore rivela ancora alcune sfumature porpora. Al naso offre note di frutta matura di prugna rossa, ribes nero e ciliegia, con note speziate di pepe nero e piacevoli note tostate di caffè e vaniglia. Al palato è morbido e avvolgente, con tannini maturi e setosi, piacevolmente rinfrescante ed equilibrato, con un finale lungo in cui si ritrovano le note fruttate.

Il Ligustico 2018, un blend di Syrah e Granaccia, al calice rivela un colore rosso rubino di media intensità con riflessi porpora e un aspetto brillante che regala all’olfatto un profilo fruttato di fragola, amarena e petali di viola, accompagnato da note balsamiche di eucalipto e pepe, integrate a piacevoli aromi di vaniglia e tabacco dolce. In bocca il vino è ricco e rotondo con una piacevole nota sapida e un ottimo equilibrio grazie ad una acidità rinfrescante e a tannini maturi e vellutati. Nel lungo e piacevole finale ritroviamo le note fruttate che chiudono con una piacevole sapidità.

CANTINE SAN STEVA

Cantine San Steva è una giovane e dinamica realtà aziendale sito a Santo Stefano al Mare, ma con radici profonde nella tradizione essendo un’evoluzione di un percorso intrapreso a partire dagli anni ’70 con la coltivazione dell’olivo. L’attuale agricola nasce nel 2016 assieme al progetto dei vigneti e della cantina. Da allora la società ha iniziato ad acquisire diversi terreni, per la maggior parte abbandonati.

Il loro Syrah 2020, vinificato in purezza, è un vino complesso ed intrigante, che alla vista si presenta con un colore porpora, intenso e profondo con piacevoli riflessi violacei.

Al naso si trovano piacevoli aromi di frutta matura di prugna e di visciola accompagnati da piacevoli note speziate e balsamiche di menta piperita, integrate in un sottofondo di vaniglia e cioccolato. Al sorso è morbido e avvolgente, con una piacevole freschezza e tannini rotondi e soffici. Nel finale ritroviamo piacevolmente tutte le note fruttate e balsamiche.

CASCINA NIRASCA

Situata a Nirasca (piccola frazione del paese di Pieve di Teco), al centro della Valle Arroscia, immersa nella zona montuosa giusto al di sopra della strada che porta dal Mar Ligure al Piemonte, l’Azienda Agricola Cascina Nirasca nasce del 2002.

Ci troviamo nel cuore della Doc Ormeasco di Pornassio, la Doc più piccola della Liguria, con paesaggi molto caratteristici e unici. I vigneti dell’Azienda per quanto riguarda questo vitigno sono tutti fra i 450 e gli 810.

Senso 2023, blend di Syrah e Sangiovese, è un vino intrigante e dinamico che al calice rivela un colore rubino di media intensità, con un cuore più profondo con riflessi porpora. All’olfatto le sensazioni che prevalgono sono quelle di frutta fresca, fragola di bosco, ciliegia rossa e ribes, in concerto con sensazioni floreali di violetta appassita, pepe nero con un fondo di sottobosco e una piacevole nota di tabacco.

Al palato è vibrante con una piacevole acidità e tannini maturi, con una leggera astringenza.

Il corpo è pieno e avvolgente con un finale lungo in cui le note fruttate lasciano pian piano spazio ad una piacevole sapidità.

GAJAUDO

Nata nel 1986 dalla passione per il vino del fondatore, l’azienda Gajaudo crea le sue basi nel Comune di Dolceacqua.

Con il passare degli anni nel 1999 avviene la svolta: poco prima della vendemmia ad agosto, l’azienda si trasferisce a Isolabona, precisamente fra Isolabona e Pigna, in uno stabilimento molto più grande, diventando, così, un punto di riferimento per il territorio.

Il loro Sfumature di Rosso 2024, un blend di Syrah, Rossese di Dolceacqua e Granaccia, è un vino giovane, fresco e vivace, con un brillante colore rosso porpora con riflessi violacei al calice.

Al naso si presenta intenso ed esuberante con aromi di frutta rossa fresca, fragole, lamponi e amarene accompagnati da una distintiva nota di pepe nero e un fondo floreale. In bocca è ricco con tannini maturi e soffici che lasciano spazio ad una piacevole e vibrante freschezza. Nella chiusura ritroviamo la frutta e le spezie, per un finale lungo e succoso.

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